CASAOZ
È QUOTIDIANITÀ
CHE CURA
BILANCIO SOCIALE FONDAZIONEOZ 2025
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Persone
Cosa abbiamo fatto
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I MagazziniOz
I MagazziniOz™ nascono nel 2014 come un progetto dell’associazione CasaOz™, ora FondazioneOz™ ETS, per dare continuità all’esperienza dei bambini e dei ragazzi di CasaOz offrendo un sostegno continuativo anche nei loro passi verso la vita adulta.
Gestiti dall’impresa sociale “Magazzini scs”, i MagazziniOz sono un ristorante, una caffetteria, un emporio: un luogo di formazione e inserimento professionale per persone con disabilità, persone migranti e svantaggiate, con il fine di contribuire ad una società più inclusiva, sana e felice.
L’intento dei MagazziniOz è infatti quello di fare utile per il sociale, ovvero fare impresa migliorando, direttamente e indirettamente, la qualità della vita delle persone, contribuendo alla costruzione di una società più sana, sicura, sostenibile e felice.
Nel tempo i MagazziniOz hanno sviluppato, strutturato e consolidato un proprio modello operativo articolato in tre anime:
- Formazione ed inserimento lavorativo interno sempre nel duplice aspetto di mantenimento dei lavoratori già inseriti e inserimento di nuovi, sia finalizzati all’assunzione interna sia con un obiettivo di approfondimento conoscitivo e di orientamento ed eventuale invio a servizi o a corsi di formazione specifici;
- Formazione ed inserimento lavorativo esterno (presso aziende) sia per l’inserimento di nuovi beneficiari sia per il mantenimento dell’occupabilità dei lavoratori già inseriti;
- Attività di “sportello di ascolto, orientamento e invio” (anche con riferimento al progetto “La persona al Centro”), rivolto sia ad individui in situazione di svantaggio sia ad aziende che vogliono comprendere ed eventualmente inserire personale e/o formarsi sull’inserimento di lavoratori svantaggiati.
La collaborazione con CasaOz è centrale nell’esperienza dei MagazziniOz e ha permesso nel tempo arricchimenti reciproci e sinergie sempre più solide a garanzia di esperienze di valore e qualità per bambini, giovani e adulti.
Nel 2025, in particolare, si sono implementate nuove iniziative volte all’accompagnamento a 360° delle persone con fragilità verso l’età adulta, promuovendo in maniera integrata inserimento lavorativo, cura della propria persona, del tempo libero e della socialità e autonomia abitativa.
In altre parole, Quotidianità che Cura™ a 360°!
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Sentirsi a Casa propria
Ogni casa ha fondamenta fatte di persone e gesti generosi. Questa immagine racconta di chi ha creduto in CasaOz fin dall’inizio, rendendo possibile un sogno che, dopo 19 anni di vita, continua a crescere.
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FondazioneOz, il suo progetto sociale CasaOz e l’Agenda 2030
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs.
FondazioneOz segue e ispira le attività di CasaOz agli SDGs dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e, più precisamente, agli obiettivi:
Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. Compresi i bambini che vivono CasaOz, i loro fratelli e sorelle e, soprattutto, gli ospiti delle residenze di CasaOz che, per accedere a cure mediche di livello, sono costretti a trasferirsi momentaneamente lontano dalle loro città.
Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, garantendo che anche i bambini malati o disabili possano avere pari opportunità di apprendimento e formazione scolastica. CasaOz è una comunità educante con standard di qualità sempre più elevati e attenti.
Ridurre le disuguaglianze. CasaOz promuove l’inclusione sociale a prescindere da età, sesso, disabilità, popolazione, etnia, origine, religione, status economico o altro. Inoltre, CasaOz cerca di garantire a tutti pari opportunità e di ridurre le disuguaglianze con un approccio in ogni modo inclusivo.
Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili, in particolare attraverso le attività di prossimità che porteranno CasaOz in parchi verdi e pubblici rendendoli maggiormente sicuri e inclusivi. Inoltre, la stessa CasaOz è un luogo di inclusione sociale che nasce in mezzo al verde di un giardino pubblico.
Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo, con particolare attenzione alla riduzione dello spreco alimentare, alla dieta proposta ai ragazzi, all’utilizzo di frutta e verdura di stagione proveniente dall’orto di CasaOz e alla gestione dei rifiuti.
Lotta contro il cambiamento climatico. CasaOz è attenta alle proprie emissioni ed è stata costruita in ottica di efficientamento energetico. Inoltre, intende diffondere e formare tutti i bambini e ragazzi sulle best practices di contrasto ai cambiamenti climatici, siano esse di mitigazione o di adattamento.
Partnership per gli obiettivi, incoraggiare e promuovere efficaci partenariati tra CasaOz, soggetti pubblici, pubblico-privati e nella società civile, basandosi sull’esperienza accumulata e sulle strategie di rete.
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Borgo Pilonetto e il progetto "Coltivare la Comunità"
La sede di CasaOz si trova nel cuore dello storico Borgo Pilonetto che, posto in una stretta striscia di terra tra la collina e il fiume Po, ha vissuto il passaggio da borgo campagnolo vitale a quartiere urbano di passaggio per chi viaggia tra la collina, la città e il vicino comune di Moncalieri. Un territorio che, accanto a numerose risorse, nasconde anche diverse fragilità: l’assenza di un centro di aggregazione, una vita sociale limitata, un crescente disagio economico e sociale accentuato dalla pandemia. In particolare, la scomparsa di molti anziani della comunità durante la pandemia ha ridotto iniziative e punti di riferimento, sia per gli abitanti storici sia per le numerose giovani famiglie neoarrivate.
“Il Pilonetto ha poche strade, ed estremamente disimmetriche,
alcune di esse perdono la loro origine nella notte dei tempi,
altre sono molto recenti, alcune sono lunghe e diritte ad attraversare
tutto il territorio del borgo, altre sono brevi ed anonime,
altre ancora salgono sulla collina
tra una sinfonia di curve e curvette.”
Franco Brusa, Pilonetto. Storia di un borgo e della sua gente.
È in questo contesto, e in risposta a queste difficoltà, che dal 2023 al 2025 FondazioneOz, insieme a Mirafiori SCS e a una rete ampia di partner istituzionali e del terzo settore, ha promosso il progetto “Coltivare la Comunità”, selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il progetto ha ereditato e ampliato l’esperienza di “Un Ponte tra Ospedale e Territorio”, attivo dal 2009, che nel corso degli anni aveva consolidato percorsi di reinserimento sociale per adolescenti con patologia psichiatrica, costruendo una comunità educante funzionante ed efficace. “Coltivare la Comunità” ha esteso questo patrimonio coinvolgendo nuovi attori, integrando approcci e valori e strutturando processi condivisi per preadolescenti e adolescenti del quartiere, sviluppandosi lungo tre direzioni principali: la definizione di un manifesto valoriale condiviso, la costruzione di relazioni e reti tra i soggetti del territorio, e l’apertura e animazione di spazi di incontro.
Al centro del progetto c’è una visione di comunità educante come contesto relazionale diffuso, un luogo di persone aperto e in costante evoluzione, dove scuole, famiglie, enti e cittadini collaborano per costruire un ecosistema di benessere condiviso. Una comunità in cui i ragazzi non sono solo beneficiari, ma protagonisti attivi: anche un quindicenne può farne parte, educando i propri pari attraverso la peer education. La salute mentale, l’educazione e la coesione sociale non sono ambiti separati, ma dimensioni intrecciate di uno stesso processo: sentirsi riconosciuti nella propria complessità e unicità consente a ciascuno di sentirsi accolto e di partecipare attivamente.
Con l’esperienza e le belle collaborazioni curate nel tempo FondazioneOz prosegue nel sostenere la costruzione di una comunità educante proattiva e consapevole: un processo complesso e graduale, fatto di quotidianità, incontro e riconoscimento reciproco.
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Infanzia, disuguaglianze e benessere dei minori in Piemonte
In Piemonte, la popolazione si sta progressivamente invecchiando: i minori tra 0 e 14 anni rappresentano oggi circa l’11,2% della popolazione e sono diminuiti del 22,5% nell’ultimo decennio. In questo quadro, i servizi per la prima infanzia sono in crescita ma ancora insufficienti rispetto agli obiettivi europei, con forti disuguaglianze territoriali che si riflettono sull’accesso alle opportunità fin dai primi anni di vita.
Le condizioni socioeconomiche incidono in modo rilevante sul benessere dei più giovani: il rischio di povertà ed esclusione sociale riguarda il 13,5% delle famiglie piemontesi e colpisce il 16% dei minori, con una maggiore incidenza nei nuclei numerosi, monogenitoriali e con background migratorio. La deprivazione non è solo economica: riguarda anche l’accesso a risorse educative, culturali e sociali, influenzando le opportunità di crescita e le aspirazioni di bambini e adolescenti.
Queste fragilità si riflettono direttamente sul piano educativo. Le disuguaglianze negli apprendimenti emergono precocemente e tendono a consolidarsi nel tempo, con risultati scolastici e scelte formative ancora fortemente condizionate. In alcune aree urbane si registrano livelli elevati di dispersione scolastica, fenomeno più marcato tra i cittadini stranieri. Nonostante una partecipazione quasi universale alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo, persistono differenze legate a genere, cittadinanza e condizioni socioeconomiche. L’istruzione si conferma tuttavia una leva fondamentale di inclusione, insieme alle attività sportive, ricreative e ai contesti educativi territoriali.
Sul piano della salute, emergono criticità legate agli stili di vita: tra i bambini sono diffuse abitudini alimentari scorrette e livelli insufficienti di attività fisica, mentre tra gli adolescenti cresce il consumo di tabacco. Si registra inoltre un aumento dei segnali di malessere nelle nuove generazioni, tra cui fenomeni di ritiro sociale e fragilità psicologica, che richiedono risposte sempre più attente e tempestive.
Il territorio piemontese promuove politiche integrate rivolte a bambini e adolescenti — centri di aggregazione, patti educativi di comunità, interventi di sostegno alle famiglie vulnerabili — ma il quadro complessivo evidenzia la necessità di rafforzare ulteriormente le reti educative e sociali.
Fonte dei dati: relazione IRES 2025 (https://www.ires.piemonte.it/relazione2025/RelazioneAnnuale2025.pdf).
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I nostri stakeholder 2025
Residenti CasaOz e famiglie
Bambini e ragazzi malati, fratelli sani (siblings), famiglie ospiti delle attività di CasaOz e delle ResidenzeOz, persone, famiglie e bambini e ragazzi della comunità e delle scuole del territorio.
Co-protagonisti dell’intervento
Staff, Volontari, Collaboratori, Magazzini scs (MagazziniOz), AOU Città della Salute e della Scienza, ASL Città di Torino, Comune di Torino e relative circoscrizioni (in particolare circoscrizione 8 – Ufficio Sport), Servizi Sociali Torino e comuni della prima cintura, Istituto Comprensivo “Matteotti – Pellico”, Istituto Comprensivo “Peyron – Re Umberto I”, Istituto di Istruzione Superiore “Gobetti Marchesini Casale Arduino”, AcPAV, Museo Nazionale del Cinema, Orto Botanico di Torino – Università degli Studi di Torino, Cooperativa sociale Mirafiori, Cooperativa sociale Orso, Articolo 10 ETS, Associazione Amici del Parco Europa, Associazione Pilonetto Insieme, Associazione Volo2006, Dance Well, Lancillotto s.c.s., Longboard Crew Italia a.s.d., Orsolina28 Art Foundation, Sermig ODV ETS, The Restart Project, UGI ODV.
Partner esecutivi
Agenda della Disabilità, Accessiway srl, Basket Torino SSDaRL, Casa del Quartiere Barrito, Casa del Quartiere San Salvario, CPG – Centro Protagonismo Giovanile, CUS Torino, Falchi di Daffi, Locanda nel Parco, Masterclub, Mati 1909, Motovelodromo “Fausto Coppi”, Museo Egizio, Museo del Risparmio, Scuola Holden, StudioSEITA, Università – Interfacoltà Educatore Professionale, Università – Scienze dell’Educazione, Yoga Shanga,
Committenti
Comune di Torino, Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, Azienda Sanitaria Locale TO3 di Collegno e Pinerolo, Azienda Sanitaria Locale TO5 di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino, C.I.S.A. Consorzio Intercomunale Socio-Assistenziale 31 di Carmagnola, C.I.S.S.A. Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali di Pianezza, Consorzio Intercomunale di Servizi C.I.di.S. – Beinasco-Bruino-Orbassano-Piossasco-Volvera, Consorzio dei Servizi Socio Assistenziali del Chierese – C.S.S.A.C., C.I.S.S. del Pinerolese, Unione dei Comuni di Moncalieri, Trofarello, La Loggia.
Sostenitori e finanziatori
Donatori individuali, Comune di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Fondazione Creonti, Fondo Beneficenza di Intesa Sanpaolo, Herbalife Family Foundation, Reale Mutua Assicurazioni, Reale Foundation, Fondazione Azimut Onlus, Fondazione BuonoLopera, Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale ETS, Con i Bambini Impresa Sociale, Enel Cuore Ente Filantropico, Fondazione E. di Mirafiore, Intesa Sanpaolo S.p.A., Fondazione Carlo e Maria Pia Ballerini, Fondazione Peppino Vismara, Fondazione Venesio, Sella SGR S.p.A.,
Miroglio s.p.a., Zambon, CAST SpA, SKF Industrie SpA, Guido Gobino srl, Avvale S.p.A., Sancassiano S.p.A.,
A&A GENERAL CONTRACTOR S.R.L., Across S.r.l., ACT Legal Italy, Aimage Lab, Antica Spesa – Via Capelli, Apoteca Natura, ADISCO Piemonte O.d.V., Associazione Goodify ODV, Associazione Matrioska ODV, Barbero Pietro SpA , Battaglio S.p.A., Baladin srl, BPN, CA Auto Bank S.p.A., Cerrato S.r.l., CIAL – Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio, Compagnia dei Meglio Insieme, Comune di Trana, Centrale del Latte d’Italia SpA, CPD Consulta per le Persone in Difficoltà ODV ETS, Digital Pills srl, Eataly SpA, Ediscom S.r.l., ESCP Business School, Fondazione Ospedale Alba Bra, Fondazione European School of English, Gelateria Flipet, GF Party, Gruppo Emodinamics, I Ciliegi s.s.d. a r.l, Italyscape , KPMG S.p.A., Kroll Advisory SpA, La Cucina di Nicola, La Piastrella S.p.A., Laser Gate, LIS Pay S.p.A., Magic Lights srl, Mylia – brand di Adecco Formazione S.r.l., Massafra S.r.l., Mondoffice srl, Nativery S.r.l., Next S.r.l.s., OBO Bettermann srl, Officina Orafa Torino, Okaccedo srl, Ottica Forner, Panealba srl, Panificio Banetton, Pietro Barbero S.p.A., RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.A., Re Agnolotto, Rotary Club Torino Sabauda, Royal Park I Roveri, F.lli Saclà S.p.A., San Cassiano, SETTANTA7 S.R.L., Società Cooperativa Sociale per Emergenza Ucraina, Studio Paonessa-Ceravolo Commercialisti, Studio Pavesio e Associati with Negri-Clementi, Studio Schiesari e Associati, Syneton S.r.l., Team Opportunity, TEDi Commercio s.r.l., U.G.I. Unione Genitori Italiani, UK Online Giving Foundation, Zyxel Networks.
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Le nostre reti
FondazioneOz, coerentemente con l’approccio biopsicosociale proprio del modello della “Quotidianità che Cura”, propone un sostegno che va oltre la presa in carico diretta e che vede nella collaborazione con risorse formali e informali, pubbliche e private del territorio, un punto chiave in un’operatività volta al benessere della persona.
Lo staff educativo, interlocutore di fiducia, ha cura di raccogliere i bisogni, dialogare quotidianamente e offrire riferimento alle famiglie per affrontare insieme possibili questioni e difficoltà. Procede quindi ove necessario nell’orientare, inviare e costruire reti di supporto che integrino diverse risorse a vantaggio di una presa in carico su più fronti, responsiva dei bisogni plurali e in costante evoluzione di bambini e caregiver.
FondazioneOz opera da tempo per lo sviluppo di un modello di rete che supporti l’orientamento delle persone nel sistema dei servizi e delle risorse dei territori (welfare locale), a sostegno dell’autonomia delle famiglie e a garanzia del benessere degli operatori nell’esercizio delle proprie attività.
Perché questo sia possibile, FondazioneOz ha cura di alimentare a più livelli le sinergie con numerosi enti del territorio.
Il primo e più importante legame è quello con i MagazziniOz, la cooperativa sociale mista A e B nata nel 2014 da CasaOz per partecipare alla costruzione di una società più sana, sicura, sostenibile e felice. CasaOz e MagazziniOz progettano esperienze di socializzazione e inclusione per ragazzi che incontrano la malattia e la disabilità e promuovono progetti di formazione professionale rivolti a individui con disabilità e persone migranti, costruendo un importante ponte che sostenga i ragazzi nella crescita e nel passaggio alla vita adulta e al mondo del lavoro.
Cura per la comunità. I progetti “Un ponte tra ospedale e Territorio” e “Coltivare la Comunità”: Il progetto pilota “Un Ponte tra Ospedale e Territorio” è nato a fine 2009 con la SCDU di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Infantile Regina Margherita, la scuola in Ospedale, CasaOz onlus e la Cooperativa Mirafiori.
Negli anni la partnership è cresciuta comprendendo l’A.O.U. Città della Scienza e della Salute di Torino, l’ASL Città di Torino, l’Ufficio Scolastico Regionale Piemonte, la Scuola in Ospedale (S.I.O) e Istruzione Domiciliare (I.D.), l’Università degli Studi di Torino – Scuola di specializzazione NPI, oltre a CasaOz e Cooperativa Mirafiori. Partecipano attivamente al progetto diversi enti quali il Museo Nazionale del Cinema, Magazzini scs, ASARNIA, la Procura della Repubblica e la Procura Minorile. Il progetto si propone di sperimentare una modalità di cura e di accompagnamento integrati, che facilitino il reinserimento sociale degli adolescenti con psicopatologia complessa, per attività di studio e laboratorio a mediazione artistica, attraverso un modello di intervento che si basa sulla multidisciplinarietà e sull’interistituzionalità.
Nel 2023, CasaOz ha avviato il progetto “Coltivare la Comunità”, che è risultato vincitore all’interno del bando “Comunità Educanti 2020” di Con i Bambini Impresa Sociale ed ha radice nell’esperienza positiva del progetto “Un Ponte tra Ospedale e Territorio”. Questo nuovo progetto mira a sostenere e alimentare la crescita della comunità educante nel quartiere Pilonetto, dove si trova CasaOz. L’obiettivo è contrastare la povertà educativa, accentuata dalla crisi sociale e dalla pandemia, creando una comunità consapevole e proattiva. Il progetto intende validare e stabilizzare il modello di intervento di “Ponte”, rendendolo sostenibile e riconosciuto, per estenderlo su un territorio specifico e costruire una comunità educante che si riconosca in valori e ruoli condivisi. Il partenariato coinvolge diversi attori della comunità: A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, AC PAV, Azienda sanitaria Città di Torino, Città di Torino – Circoscrizione 8, Cooperativa Sociale Mirafiori, IC Matteotti-Pellico, IC Peyron, Istituto Superiore Gobetti Marchesini Casale Arduino, Lancillotto SCS, Longboard Crew Italia ASD, Museo Nazionale del Cinema, Pilonetto Insieme, Associazione Parco Europa odv, Orti Alti APS, Volo 2006 ODV, Il sogno di una cosa ONLUS, Bike to School Borgo Pilonetto, YogaSangha ASD e APS, scuola parentale
Assifero: è l’associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici, punto di riferimento della filantropia in Italia. Associa Fondazioni di vario genere e altre tipologie filantropiche, diverse per missione, territorio, dimensione, ambiti di intervento, che lavorano per il bene comune, ascoltando i territori e le comunità, intercettando bisogni e potenzialità e attivando processi di sviluppo umano e sostenibile di lungo periodo.
Agenda Della Disabilità: promossa da Fondazione CRT e Consulta per le Persone in Difficoltà, è un modello di inclusione partecipato, frutto di un lungo percorso di ascolto e co-progettazione iniziato nel 2021 e durato circa un anno, con il coinvolgimento di circa 300 soggetti, tra organizzazioni non profit e “portavoce” della società civile.
Italia Non Profit: è il luogo del Terzo Settore chiaro, accessibile e trasparente, dove si può trovare una organizzazione, scoprire come opera e da quali valori è ispirata. Tutte le informazioni importanti sugli enti sono organizzate, sempre aggiornate, gratuite e facilmente consultabili.
Forum Terzo Settore: Rappresenta 92 organizzazioni nazionali di secondo e terzo livello che operano negli ambiti del Volontariato, dell’Associazionismo, della Cooperazione Sociale, della Solidarietà Internazionale, della Finanza Etica, del Commercio Equo e Solidale del nostro Paese. Obiettivo principale è la valorizzazione delle attività e delle esperienze che le cittadine e i cittadini, autonomamente organizzati, attuano sul territorio per migliorare la qualità della vita, delle comunità, attraverso percorsi, anche innovativi, basati su equità, giustizia sociale, sussidiarietà e sviluppo sostenibile. Portavoce del Forum Terzo Settore del Piemonte fino a luglio 2021 è stato il Vicepresidente di CasaOz, Marco Canta.
Federvolontari: dal 2010 CasaOz aderisce a Federvolontari, Federazione tra Associazioni di Volontariato OIRM – S.ANNA ODV, nata nel 1985 presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita per rappresentare le istanze delle associazioni aderenti presso Enti e Organizzazioni pubbliche e private in maniera organica ed efficace e per migliorare, sia all’interno che all’esterno della struttura ospedaliera, la qualità della vita degli ammalati e delle loro famiglie (www.federvolontari.it).
Persone
Staff operativo al 31/12/2025
27 Dipendenti di cui 20 donne e 7 uomini
4 amministratori
Contratti: livelli per 18 TI 9 TD
5 al 2° 2 al 2°
7 al 3s° 4 al 3s°
4 al 3° 2 al 3°
1 al 4s° 1 al 5°
0 al 4°
1 al 6°
Titoli di studio 20 lauree 6 diplomi 1 licenza media
Costo complessivo del personale 2025: 851.525€: (+33,3% rispetto al 2024)
Persone
L’esperienza del Servizio Civile a CasaOz
Il Servizio Civile rappresenta un’opportunità dedicata ai giovani tra i 18 e i 28 anni che desiderano vivere un’esperienza formativa, impegnarsi nel sociale e contribuire concretamente al benessere della comunità.
A CasaOz, i volontari possono contribuire ogni giorno a donare Quotidianità che Cura a bambini e giovani in condizione di malattia, disabilità e fragilità e alle loro famiglie.
Qui si racconta l’esperienza di una volontaria, riorganizzata e in parte modificata per una facilità di lettura.
Attualmente sto frequentando un master universitario, quindi mi concentro principalmente sugli studi e seguo lì tutti i miei corsi. Nel tempo libero coltivo alcune passioni: mi piace guardare serie TV, mi piace leggere molto […]. Mi piace anche parlare con la mia famiglia, perché sono una studentessa internazionale: per me è importante restare in contatto con loro il più possibile — non continuamente, certo — ma sentirli e sapere come stanno è qualcosa a cui tengo molto.
Sono arrivata qui dopo aver studiato Global and International Legal Studies. La mia tesi era incentrata sui diritti delle persone con disabilità e questa è stata una delle ragioni principali per cui ho scelto di venire qui e di avere un contatto più diretto con un’organizzazione che lavora come portavoce e promotrice dei diritti delle persone con disabilità. Faccio parte anch’io di questa comunità: sono una persona con disabilità e, fin da piccola, ho desiderato essere coinvolta professionalmente nel settore delle ONG che danno voce alle persone con disabilità, anche perché non sono molte quelle attive in questo ambito.
Ancora oggi, nel 2026, viviamo diverse forme di discriminazione e una persistente mancanza di inclusione. Sapere che esiste un luogo come CasaOz mi ha entusiasmata, perché volevo conoscere in prima persona come questa fondazione, questa organizzazione, contribuisca ad avere un impatto significativo non solo nella società italiana, ma anche all’estero.
La mia esperienza a CasaOz mi è importante perché il mio desiderio è di apprendere tutte le conoscenze possibili, per poter magari, in futuro, continuare su questa strada, sia nel mondo delle ONG sia come attivista e portavoce per i diritti delle persone con disabilità.
Se dovessi scegliere un’immagine che mi ha colpita più di tutte, direi il momento in cui i bambini e gli adolescenti arrivano a CasaOz: entrano con un senso di sollievo, quasi come se stessero tornando in una seconda casa. È la sensazione che si prova quando si rientra a casa propria: è un luogo sicuro. È come se dicessero: “Qui appartengo, qui mi sento al sicuro, qui sarò ben voluto, qui ci sono persone che mi aiuteranno nelle diverse situazioni — personali, scolastiche, familiari”.
È come se, nel momento in cui varcano la soglia di CasaOz, lasciassero fuori tutto il peso che si portavano dentro. Vedere questo ogni giorno è qualcosa che porterò sempre con me. Perché quando si ha una disabilità, si ha bisogno di qualcuno. E penso che CasaOz sia quel qualcuno per tutti questi bambini e adolescenti, nelle diverse età e fasi della loro vita.
Il modo in cui gli educatori lavorano e li ascoltano — e non solo gli educatori, ma anche lo staff amministrativo — fa percepire un vero senso di famiglia. Non ho mai visto una famiglia così unita nel suo insieme. Anche i più piccoli sanno di essere qui e di essere al sicuro. Ed è questa la sensazione che avverto ogni giorno quando arrivano.
Se dovessi riassumere tutto in poche parole, direi conoscenza. In un certo senso. Sì… conoscenza, riconoscimento e famiglia.
Persone
I numeri dei volontari
VOLONTARI (Dati al 31/12/2025)
Volontari disponibili: 107 di cui 73 donne e 34 uomini
Età media: 58 anni
Classi di età (con variazioni assolute rispetto al 2024):
- Fino a 29 anni: 14 (-10)
- Da 30 a 49 anni: 10 (-6)
- Da 50 a 64 anni: 34 (-6)
- 65 anni e oltre: 44 (-9)
Volontari attivi: 102
Tempo medio giornaliero: 3 ORE
18 (+4 sul 2024) volontari hanno dedicato almeno 100 ore nel periodo, altri 26 tra le 50 e le 100 ore. Questi 44 volontari hanno totalizzato l’82% delle ore totali di volontariato.
Prime 5 attività svolte per numero di ore (rappresentano il 75% del totale):
- Cucina – 1789 ore
- Aiuto compiti, sostegno scolastico – 938 ore
- Casa e commissioni – 1025 ore
- Trasporti – 395 ore
- Laboratori – 324 ore
Totale ore svolte nel 2025: 6000 (+5% sul 2024) pari a 3,3 persone full time
Persone
Il Team Building: dalle prime esperienze al dibattito contemporaneo
Il concetto di Team Building ha radici lontane e si è evoluto nel corso dei decenni, accompagnando il cambiamento delle dinamiche lavorative e delle esigenze organizzative. Si tratta di un processo volto a creare e rafforzare i legami tra i membri di un gruppo, con l’obiettivo di migliorare la collaborazione e la produttività collettiva.
Le origini del Team Building
Il termine “Team Building” cominciò a diffondersi tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, soprattutto negli Stati Uniti, in concomitanza con l’avvento di studi sulla produttività e sulla collaborazione all’interno delle aziende. Fu Elton Mayo, psicologo australiano e pioniere delle relazioni umane, a dare il via a questa riflessione con i celebri esperimenti di Hawthorne (1924-1932), condotti presso la Western Electric Company di Chicago. Questi studi dimostrarono come il benessere dei lavoratori influisse direttamente sulla loro produttività, evidenziando il ruolo centrale delle dinamiche sociali e delle interazioni tra colleghi.
Negli anni ’50 e ’60, il concetto di team building si ampliò grazie all’emergere di teorie organizzative moderne e alla nascita della psicologia del lavoro. Tra gli approcci più influenti di questo periodo vi furono le teorie sulla motivazione di Abraham Maslow (1954) e di Douglas McGregor (1960), con la famosa distinzione tra Teoria X e Teoria Y, che evidenziavano l’importanza di un approccio partecipativo e collaborativo per ottenere risultati aziendali significativi.
L’evoluzione negli ultimi decenni
A partire dagli anni ’80, il team building divenne una pratica consolidata nelle grandi aziende, soprattutto grazie alla diffusione della cultura manageriale orientata alla collaborazione. L’approccio del management giapponese, come illustrato da William Ouchi con la Teoria Z (1981), influenzò profondamente le pratiche aziendali occidentali, enfatizzando la fiducia e la responsabilità condivisa.
Con il passare degli anni, le attività di team building si sono evolute da semplici esercizi motivazionali a programmi strutturati che includono attività ludiche, workshop formativi e percorsi esperienziali. L’adozione di tecniche di problem solving e il ricorso alla facilitazione esterna sono diventati elementi chiave per il successo di queste iniziative.
Negli ultimi anni, con l’avvento della digitalizzazione e la diffusione del lavoro da remoto, il team building ha subito un’ulteriore trasformazione, adattandosi alle nuove modalità lavorative. Attività virtuali come escape room digitali, giochi di ruolo online e workshop collaborativi su piattaforme interattive rappresentano oggi modalità innovative per mantenere vivo il senso di appartenenza anche a distanza.
Le prospettive future
Oggi, il dibattito sul team building si concentra sempre più sull’integrazione tra benessere individuale e dinamiche collettive. La sfida principale consiste nel bilanciare attività motivazionali con pratiche concrete che favoriscano il benessere psicofisico dei dipendenti. Gli studi più recenti in ambito HR management indicano che programmi continuativi e integrati, anziché eventi isolati, favoriscono un maggiore impatto sulla coesione del team.
Le prospettive future indicano un crescente interesse verso approcci olistici, in cui il team building non si limita a momenti isolati ma diventa parte integrante della cultura aziendale. Gli esperti suggeriscono l’adozione di pratiche che stimolino non solo la collaborazione, ma anche la crescita personale, attraverso percorsi formativi e attività esperienziali mirate.
In un mondo del lavoro sempre più fluido e interconnesso, il team building resta uno strumento fondamentale per mantenere alta la motivazione e creare un clima di lavoro positivo e inclusivo. Secondo la Society for Human Resource Management (SHRM), investire nel benessere e nella coesione dei gruppi di lavoro sarà sempre più cruciale per affrontare le sfide del futuro lavorativo.
Cosa abbiamo fatto
Accoglienza e presa in carico a CasaOz, un servizio in evoluzione
Il percorso di arrivo e di inserimento degli ospiti di CasaOz è strutturato e regolato per rispondere al meglio alle necessità di ciascuno, valorizzando capacità di accoglienza e flessibilità. Nel corso del 2025, si è proceduto ad un percorso di analisi e revisione, consolidando ulteriormente il modello della “Quotidianità che Cura”, verso integrazione e efficienza crescenti, anche in vista dell’ampliamento negli spazi del Molino.
Le segnalazioni e le richieste di nuovi ingressi giungono a CasaOz attraverso molti canali diversi: singole famiglie, servizi territoriali socio-sanitari, affidatari, ospedali, associazioni e scuole. Le richieste da approfondire, telefoniche e non, vengono accolte con un colloquio di prima conoscenza ad opera di due operatori che ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni necessarie, fare una prima analisi del bisogno portato dalla famiglia o dai servizi e presentare le proposte di CasaOz inerenti la richiesta.
Nel 2025 è stata aggiornata la modulistica, in una logica di maggiore riutilizzabilità e adeguamento ai bisogni emergenti, come nel caso della gestione dell’autosomministrazione dei farmaci e sono stati migliorati i flussi comunicativi con le famiglie, anche attraverso la predisposizione di materiali informativi più chiari, l’organizzazione di incontri dedicati e l’attivazione di uno sportello specifico sperimentato nell’ambito del CampobaseOz.
In caso di compatibilità, le informazioni e i bisogni raccolti per ciascuna richiesta vengono sottoposti all’equipe educativa che settimanalmente si incontra per analizzarle. A seguito della decisione presa in tale sede la famiglia viene contattata per comunicare la proposta, che solitamente comprende una o più di queste possibilità: una giornata di osservazione del bambino, l’inserimento in laboratori definiti, l’inserimento per aiuto compiti, l’inserimento in attività non strutturate, l’inserimento in lista di attesa per attività specifiche.
La possibilità di accedere ai servizi offerti da CasaOz segue infatti delle priorità, in cima alle quali si trovano la condizione di malattia e/o disabilità personale e familiare, e la situazione economica e il livello di disagio sociale e/o familiare che compromette il benessere del minore. Sono anche valutate la mancanza di alternative in altre strutture e realtà e l’assenza di occasioni di socializzazione con coetanei.
Una volta effettuato l’inserimento, per ciascun nuovo ospite viene individuato un operatore di riferimento dedicato al percorso del bambino o del ragazzo e che monitora le attività e la relativa documentazione di progettazione educativa, confrontandosi periodicamente con la famiglia e, nel caso, con i servizi territoriali.
Per quelle richieste che, per motivi diversi, non sono compatibili con l’offerta di CasaOz, così come per quelle situazioni che necessitano di un intervento medico o specialistico, si ha cura di effettuare un invio diretto ad altre proposte esterne o di favorire e supportare l’aggancio con altri enti e risorse. Questo si inserisce in un processo continuo di consolidamento del lavoro di rete sul territorio, rafforzato anche dall’incremento dei volontari e da una comunicazione esterna più efficace e strutturata.
Tutto questo ha visto nel corso del 2025 un potenziamento. Si è infatti provveduto ad una revisione dei flussi operativi e amministrativi, anche attraverso sperimentazioni condotte nel contesto del CampobaseOz, utilizzato come ambiente di test per l’ottimizzazione di strumenti e modalità organizzative trasferibili nella quotidianità.
Accanto a questo, l’introduzione di un sistema di scheduling ha migliorato la gestione degli spazi e delle attività, riducendo sovrapposizioni e aumentando l’efficacia organizzativa, anche in relazione all’ampliamento degli spazi e all’attivazione di nuovi ambiti di intervento.
Infine, l’ottimizzazione degli strumenti tecnologici, sia hardware sia software, funzionali al coordinamento, al monitoraggio e alla gestione integrata delle informazioni, anche grazie al contributo di consulenti esterni, contribuisce effettivamente al miglioramento dell’offerta e apre a possibilità efficaci anche nel contesto allargato del Molino.
Cosa abbiamo fatto
Il Molino di Cavoretto: prosecuzione del cantiere e ulteriori sviluppi
Il 2025 è stato anche un anno cruciale per il proseguimento dei lavori di risanamento conservativo del Molino di Cavoretto, il cui edificio è stato dato in concessione dalla Città di Torino a CasaOz (oggi FondazioneOz) nel marzo 2021, attraverso la partecipazione a un bando per la realizzazione di un progetto pubblico-privato di risposte sociali innovative, come previsto dal Codice del Terzo Settore.
Il progetto di ampliamento dell’operatività di CasaOz al Molino di Cavoretto nasce con l’obiettivo di intercettare nuovi bisogni e rispondere a un’emergenza che gli anni della pandemia hanno reso più grande e complessa, con particolare attenzione al disagio psichico giovanile, raggiungendo un numero maggiore di minori e famiglie. La fattibilità del progetto trova forza nelle caratteristiche e nella posizione dell’edificio. Il Molino è infatti l’unico immobile che sia stato valutato meritevole di conservazione all’interno della zona di riqualificazione urbana ZUT (Zona Urbana di Trasformazione) in cui si trova: con la finalità di ampliare l’area del parco fluviale, è stata invece prevista la demolizione delle altre strutture esistenti. Inserito in area contigua al Parco del Po, tra corso Moncalieri e il fiume, esso dista da CasaOz soltanto 100 metri, rappresentandone quindi il naturale collegamento. Inoltre, il luogo si distingue per la bellezza e la centralità nel territorio di Borgo Pilonetto.
I lavori, avviati a settembre 2024, si concluderanno a metà 2026, con l’inaugurazione dei nuovi spazi prevista dopo l’estate 2026: la struttura, nel suo formato definitivo, ospiterà una sala polifunzionale, una cucina professionale e una cucina didattica gestite dai MagazziniOz, cinque mini-appartamenti per iniziative di autonomia abitativa, un orto e un giardino terapeutico di 4.000 mq.
I lavori di recupero edilizio dell’edificio e dell’area circostante sono a carico di FondazioneOz e sono realizzati principalmente grazie al contributo di Fondazione Creonti. Gli ambienti dedicati al progetto di autonomia abitativa sono realizzati con i fondi propri e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza della Città di Torino – Missione 5 Inclusione e coesione, Componente 2 Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore Linea 1.2.
Nel corso del 2025 sono dunque proseguiti i lavori connessi al risanamento conservativo del Molino e, ad oggi, sono state completate la demolizione, gli scavi, il consolidamento del terreno e le fondazioni speciali, il consolidamento delle murature esterne e interne, l’attività di formazione e posa delle carpenterie metalliche e delle strutture in calcestruzzo, nonché la posa della copertura. Sono inoltre in corso le opere relative agli interni e agli impianti termici, sanitari ed elettrici.
Per quanto riguarda la ristrutturazione del primo piano del Molino per la realizzazione dei mini-appartamenti per l’autonomia abitativa di persone con disabilità e fragilità, nei mesi di luglio e agosto 2025 è stata avviata la gara esplorativa per l’individuazione dell’impresa che si sarebbe occupata dei lavori di ristrutturazione del lotto (sono state invitate cinque ditte). Successivamente, il primo settembre, è stata convocata la commissione che ha provveduto all’apertura delle buste e all’approvazione provvisoria della gara, previa verifica da parte del Comune di Torino: in seguito agli accertamenti, i lavori sono stati affidati all’impresa Sacco, che ha avviato la ristrutturazione. Come accennato, l’intervento è finanziato con fondi propri e con fondi del PNRR della Città di Torino – Missione 5 Inclusione e Coesione. A tal riguardo, si precisa che sono stati individuati i primi sei giovani che beneficeranno dei mini-appartamenti, abitandovi per un periodo limitato e coerente con le progettualità individuali: stanno già partecipando ad un percorso sull’autonomia, propedeutico all’esperienza abitativa effettiva, realizzato in collaborazione con i MagazziniOz.
Vi sono state numerose evoluzioni anche rispetto all’ampia area verde adiacente al Molino. In particolare, sono stati conclusi gli approfondimenti con il Comune e si è terminata la fase di progettazione del nuovo giardino terapeutico; si prevede l’avvio dei lavori entro la primavera 2026. I principi di cura, bellezza e accessibilità sono stati posti in dialogo con l’ecosistema fluviale del Po e con la biodiversità della zona, al fine di creare un ambiente rispondente alle necessità delle persone e, al contempo, fondato sul rispetto e sulla cura dell’ambiente circostante.
Il progetto di ampliamento si sviluppa all’interno di una profonda attenzione alla sostenibilità, che si riflette anche nell’approfondimento in corso ai fini della costituzione di una Comunità Energetica Rinnovabile, con FondazioneOz come produttore attraverso l’impianto fotovoltaico previsto sul tetto del Molino. Per quanto riguarda le collaborazioni con enti e servizi del territorio, infine, è in corso la definizione di un accordo in collaborazione con la Direzione Sanità della Regione Piemonte e l’Ospedale Infantile Regina Margherita (OIRM), per la realizzazione di future attività negli spazi del Molino di Cavoretto. L’esperienza connessa al CDSR “Ci vediamo a CasaOz” costituisce in questo un importante riferimento e troverà continuità nelle progettualità previste nei nuovi spazi.
Cosa abbiamo fatto
La salute mentale di bambini e adolescenti oggi
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute mentale “parte essenziale della salute generale di un individuo“. Eppure è l’ambito dove minori sono gli investimenti, soprattutto su bambini e ragazzi: in Europa un bambino o adolescente su tre non riesce ad accedere a cure adeguate. In Italia, il 20% dei minorenni è affetto da un disturbo neuropsichiatrico — circa 2 milioni di bambini e ragazzi. A livello mondiale, secondo l’ultimo Rapporto UNICEF, un adolescente su sette ha un disturbo mentale diagnosticato, con ansia e depressione che rappresentano il 40% delle diagnosi. Tra il 2018 e il 2022, il tasso di disturbi multipli negli adolescenti è aumentato, soprattutto tra le ragazze, e la prevalenza di ansia e depressione sotto i 20 anni è cresciuta di circa il 20%.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2025, la SINPIA — Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza — ha lanciato un appello chiaro: bisogna sfatare il falso mito che la prevenzione cominci a 14 anni. Come spiega la presidente Elisa Fazzi, alla base dei sintomi visibili in adolescenza può esserci un disturbo del neurosviluppo insorto precocemente, anche a 3-5 anni. I campanelli d’allarme vanno dai disturbi permanenti del sonno alla disregolazione emotiva, dal deficit di attenzione alle difficoltà nelle relazioni sociali, dai ritardi comunicativi ai disturbi alimentari. I quadri clinici sono oggi più complessi: si manifestano più problematiche contemporaneamente, con un’anticipazione dell’età di insorgenza e un aumento di depressione, autolesionismo e disturbi del comportamento.
La risposta, secondo la SINPIA, richiede diagnosi precoce, trattamento tempestivo e un modello assistenziale fortemente integrato tra ospedale e territorio, con al centro un lavoro di rete tra famiglie, scuole e servizi sociali. Cruciale è anche il passaggio dai servizi pediatrici a quelli per l’età adulta: non una semplice transizione, ma una vera continuità di cura che metta al centro la persona e la sua famiglia, nel rispetto della complessità di ogni percorso.
La salute mentale è diventata una priorità delle politiche pubbliche: a giugno 2025, 31 Paesi hanno firmato a Parigi una dichiarazione congiunta affinché il benessere psichico diventi una componente strutturale di tutte le decisioni politiche.
In questo scenario, il lavoro quotidiano di FondazioneOz — che accompagna bambini, ragazzi e famiglie nei momenti di maggiore fragilità — vuole rispondere concretamente a un’emergenza sempre più urgente, offrendo contesti accoglienti ove ogni bambino e adolescente possa costruire relazioni positive e vivere esperienze potenzianti, a supporto del proprio percorso.
Fonte: “In Italia 2 milioni di minori con un disturbo neuropsichiatrico. SINPIA: impatto su salute mentale”, di Valentina Arcovio, Sanità Informazione, 8 ottobre 2025 — https://www.sanitainformazione.it/in-italia-2-milioni-di-minori-con-un-disturbo-neuropsichiatrico-sinpia-impatto-su-salute-mentale/
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Gita ad Orsolina28: il racconto di Federica
Federica, collega della comunicazione e del fundraising, quest’anno ha accompagnato, per la prima volta, i bambini e i ragazzi del CampobaseOz durante una loro gita presso Orsolina28 Art Foundation, ente nato per promuovere il futuro delle arti performative e trasformarle in fattore di sviluppo sociale e crescita per il territorio. Per Federica, ci dice, è stata un’esperienza molto bella e importante, e attraverso le sue parole verrà data particolare importanza a quello che è il tema dei sibling, ovvero i bambini e i ragazzi fratelli o sorelle sani di un bambino o un ragazzo con disabilità o con una malattia. È un tema molto delicato a cui, negli anni, CasaOz ha prestato sempre più attenzione, sviluppando un metodo di lavoro che tenga conto delle necessità di ciascun componente della famiglia, genitori, bambini, fratelli e sorelle, avendone cura.
Le parole qui riportate provengono da un’intervista, le frasi sono state riadattate al fine di essere più scorrevoli per il lettore.
Sì, era la prima volta che uscivo con i ragazzi. In realtà, la gita è iniziata già nel momento in cui siamo saliti sul pullman da CasaOz: per arrivare a Orsolina ci vuole circa un’oretta, e già quel tempo in viaggio è stato bello, perché mi ha dato modo di interagire con loro.
Una volta arrivati, i bambini sono stati divisi in gruppi: piccoli, medi e grandi. Io sono stata con i piccolini. I gruppi – medi e grandi – hanno fatto le stesse attività, ma in momenti diversi della giornata.
Con i più piccoli abbiamo iniziato con un’attività di danza, o meglio, un laboratorio di movimento corporeo. È stato davvero interessante vederli coinvolti e impegnati insieme nell’attività. Devo dire che l’insegnante era bravissima: il gruppo dei piccoli era molto vario, c’erano bimbi con disabilità, qualche siblings (ovvero fratello o sorella di un bambino con disabilità o malattia) e quindi anche l’approccio all’attività era necessariamente molto diverso. Lei è riuscita a coinvolgerli tutti, con grande naturalezza. C’era anche il fratellino di V., che parlava poco italiano, quindi c’era anche una barriera linguistica. Ma, nonostante le differenze, l’insegnante ha saputo creare uno spazio inclusivo e accogliente per ogni bambino. È stato davvero bello da vedere.
Poi è arrivato il momento del pranzo durante il quale eravamo tutti mescolati insieme: c’erano anche preadolescenti e adolescenti. È stato molto interessante osservare i diversi gradi di autonomia tra i bambini. Alcuni erano perfettamente in grado di gestirsi: una bambina, ad esempio, si è lavata, asciugata i capelli, si è fatta le codine, si è disinfettata i buchi delle orecchie perché li aveva fatti da poco… aveva una bustina con tutto l’occorrente. È stata impressionante! Altri, invece, avevano bisogno di più supporto: bello il clima di solidarietà che è emerso tra loro nell’aiutarsi insieme nei diversi momenti.
Nel pomeriggio abbiamo fatto una seconda attività, nell’orto. Bellissimo. E anche lì, osservando i bambini, ti venivano in mente mille riflessioni. C’era il bambino competitivo, quello che voleva “battere” l’altro gruppo raccogliendo più pomodori… ed è curioso vedere come anche nei bambini di 6-7 anni emerga già un certo spirito di competizione, che solitamente non gli attribuiresti: è stato affascinante vedere queste sfumature del carattere.
Infine, l’ultima parte della giornata: la piscina. E lì, forse più che in tutte le altre attività, si è vista davvero l’autonomia dei bambini. C’era chi si gestiva da solo in tutto e per tutto, e chi aveva bisogno di più aiuto. Ma ancora una volta, questo ti fa capire quanto le uscite e le gite siano occasioni preziose per sperimentarsi e acquisire, in gruppo e con l’accompagnamento necessario, autonomie importantissime.
Vedere gli educatori al lavoro e trascorrere del tempo con loro è stato illuminante. Sì, siamo tutti nella stessa struttura quasi tutti i giorni, ma spesso è difficile avere un vero scambio. Ci si incrocia magari a pranzo, ma tutto resta un po’ “volante”. Invece lì, in quel contesto informale, è stato bello potersi confrontare, anche su cosa significhi “intervenire” o no con un ragazzo. Ho capito che ci sono scelte educative ben precise dietro ogni gesto. A volte mi sembrava necessario dire o fare qualcosa, ma mi hanno spiegato che, in alcuni casi, proprio non intervenire fa parte del progetto educativo, per favorire l’autonomia.
Ecco, al di là del racconto pratico, è stato molto bello stare con i bambini. E più in generale, penso che per chi lavora in luoghi come questo – nella comunicazione o nel fundraising – sia un enorme privilegio avere i beneficiari “un piano sotto”. È un’enorme fortuna poterli vedere in faccia, avere un contatto diretto con chi beneficerà del lavoro che fai. Perché magari hai avuto una giornata storta, poi scendi e li vedi. E ti ricordi perché fai tutto questo. Non per un’entità astratta, “CasaOz”, ma per persone vere: per Ahmed, Luca, Mariam… È stato rigenerante, davvero. Dopo un anno difficile, faticoso, questa gita mi ha dato la sensazione di chiudere un cerchio, di dare ulteriormente significato a ogni sfida affrontata nel mio settore.
Si parla tanto di purpose, no? Qui però il purpose lo tocchi con mano. È concreto.
Poi c’è anche un altro aspetto, più mio, che per vicissitudini personali mi sta molto a cuore. Quindi per me è stato interessante osservare come gli educatori si approcciassero al tema dei siblings, che spesso resta un po’ in ombra rispetto ai fratelli con disabilità o malattia, ma che merita pari attenzione, perché anche loro vivono dinamiche delicate, complesse.
Ho in mente soprattutto due sorelline: M., di 7-8 anni, e S., di 12-13, che ha diverse condizioni, tra cui diabete e un lieve ritardo intellettivo. S. è molto tranquilla, mentre M. è un vero vulcano: chiacchierona, vivace, attentissima. Sul pullman condividevano uno zaino enorme, che portava M. sulle spalle, anche se era la più piccola. Era evidente quanto si prendesse cura della sorella, quasi a proteggerla, a vigilare su di lei.
Un esempio: il momento più delicato è stato dopo la piscina. A un certo punto S. era con un’educatrice per farsi la doccia e M. ha cominciato a chiedere dove fosse. Non vedendola, era molto agitata. Gli educatori hanno gestito, secondo me, molto bene la situazione, dando a M. più libertà e a S. più attenzione, ma sempre rispettando le loro dinamiche da sorelle. Mi hanno anche raccontato che, nelle diverse attività, hanno cura di permettere a ognuna di fare esperienze più individuali e personalizzate, anche quando sono insieme.
Ho visto un’evoluzione nel corso della giornata: al mattino S. era praticamente afona, non parlava. Ma con i suoi tempi ha iniziato ad aprirsi. Vale per tutti i bambini, ma con loro due – che sono quelle con cui ho passato più tempo – è stato più evidente. Tra noi si è creato un ponte di fiducia e, con il gioco giusto, due parole nel momento opportuno… è stata una trasformazione bellissima da osservare, anche se tutto si è concentrato in poche ore. Se S. si è permessa di essere più loquace, anche M. si è finalmente concessa di rilassarsi un po’ nel corso della giornata.
Per me è stata un’esperienza importantissima. Sarebbe bello, magari, provare anche il contrario: far vivere agli educatori una giornata da comunicatore o fundraiser. Forse meno emozionante di una gita a Orsolina, ma comunque utile per capirsi meglio!
Cosa abbiamo fatto
L’ortoterapia
Non serve un linguaggio tecnico per intuire che la terra ha potere terapeutico. Lo si comprende guardando il silenzio concentrato di un ragazzo che affonda le mani nel terriccio, o nel gesto delicato con cui un’adolescente disabile sistema un piccolo germoglio in un vaso. Da sempre, l’essere umano ha cercato conforto nella natura. E nell’ortoterapia, questa relazione istintiva viene trasformata in metodo di cura, strutturato e intenzionale.
L’ortoterapia è una pratica riabilitativa e educativa che utilizza l’attività di coltivazione – seminare, curare, raccogliere – per promuovere benessere fisico, cognitivo, emotivo e relazionale. Si applica in contesti molto diversi: dalla scuola alla comunità terapeutica, dal centro per disabili al reparto ospedaliero. Il suo valore emerge con particolare forza quando viene proposta a bambini e ragazzi con fragilità fisiche o intellettive, che attraverso la cura delle piante trovano un linguaggio alternativo, un modo nuovo di esprimersi, di essere visti, di riconoscersi.
Una tradizione antica, una risorsa attuale
Le radici dell’ortoterapia affondano nel tempo. Già nei giardini dei monasteri medievali si intravedeva un’intuizione: il verde cura. E nell’Ottocento, nei primi ospedali psichiatrici, si cominciava a coinvolgere i pazienti in attività agricole. Ma è nel secondo dopoguerra, negli Stati Uniti, che questa pratica comincia a essere sistematizzata: nei centri di riabilitazione per i reduci di guerra, il lavoro nei campi veniva impiegato come strumento per recuperare abilità fisiche, stimolare la motivazione, favorire il reinserimento sociale.
Negli anni Settanta nasce l’American Horticultural Therapy Association, a cui seguiranno ricerche, protocolli, corsi di formazione. Oggi, l’ortoterapia è riconosciuta a livello internazionale come metodo valido di supporto e integrazione ai percorsi terapeutici e pedagogici, sebbene in Italia manchi ancora un inquadramento normativo chiaro e condiviso.
I benefici: cosa accade nella relazione con la pianta
L’ortoterapia non propone scorciatoie né effetti miracolosi. Al contrario, lavora con la lentezza, con i ritmi naturali delle piante. E proprio questa lentezza genera trasformazione. I benefici si osservano su più piani, in modo trasversale:
- Sul piano emotivo. La relazione con la pianta produce calma e regolazione emotiva. Il semplice gesto del travaso o dell’annaffiatura può ridurre l’ansia, fornendo un’esperienza di sicurezza e di continuità. Nei ragazzi con vissuti di frammentazione o con difficoltà nella gestione delle emozioni, la cura della pianta diventa una piccola ma potente esperienza di affidabilità.
- Sul piano cognitivo. Pianificare, ricordare i passaggi, rispettare una sequenza: sono tutte competenze sollecitate da un’attività orticola. Anche chi ha disabilità cognitive può sviluppare attenzione, memoria procedurale, categorizzazione. La presenza di un obiettivo concreto – “far crescere qualcosa” – dà significato e direzione all’impegno.
- Sul piano motorio. Le attività sono altamente adattabili. Si possono calibrare in base alla disabilità: trapianti a tavolo rialzato, strumenti ergonomici, contenitori accessibili. Il movimento – a volte ridotto altrove – qui si riattiva in modo funzionale e motivato.
- Sul piano relazionale. L’orto è uno spazio sociale informale. Permette interazioni spontanee, basate sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione. Nei gruppi misti – con e senza disabilità – favorisce l’inclusione reale, attraverso la condivisione di compiti concreti e l’abbattimento delle barriere simboliche.
Un laboratorio di relazioni: esperienze sul campo
Le esperienze di ortoterapia condotte negli ultimi anni in scuole e centri educativi restituiscono narrazioni forti, spesso inaspettate. In un progetto scolastico piemontese, ad esempio, è stato introdotto un orto didattico in una scuola media con un’alta percentuale di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali. Nel corso di due anni, gli insegnanti hanno osservato un aumento delle interazioni tra pari del 40%, una diminuzione dei comportamenti oppositivi, e un maggior coinvolgimento degli studenti con disturbo dello spettro autistico. Un dato particolarmente significativo è che alcuni ragazzi, solitamente chiusi e isolati, hanno trovato proprio nella cura delle piante un modo per comunicare, senza bisogno di parole.
Dati e conferme dalla ricerca
Anche la letteratura scientifica sostiene l’efficacia dell’ortoterapia. Un’analisi pubblicata nel 2020 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha rilevato che i percorsi di ortoterapia:
- riducono i livelli di ansia e depressione del 20–25%;
- migliorano le competenze relazionali;
- aumentano la percezione di autoefficacia e autostima.
In particolare, nei contesti educativi e riabilitativi per minori, l’ortoterapia contribuisce a migliorare la qualità della vita non solo dei partecipanti diretti, ma anche degli educatori, degli insegnanti e delle famiglie coinvolte, che spesso ritrovano nel progetto uno spazio comune, concreto e condivisibile.
Coltivare è credere nel domani
Ciò che rende l’ortoterapia uno strumento così potente è forse la sua carica simbolica universale. Coltivare significa credere che qualcosa, anche se fragile, può crescere. Significa aspettare, tollerare il vuoto, nutrire ciò che non è ancora visibile. Per questo, l’orto diventa un terreno fertile anche per chi è stato ferito, escluso, etichettato. In un mondo dominato dalla velocità e dalla produttività, l’orto educa alla cura, al tempo lungo, alla presenza. Ed è proprio lì, tra una zolla di terra e una piantina che spunta timida, che molti ragazzi riescono per la prima volta a sentirsi parte di qualcosa di vivo.
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