CASAOZ
E LA QUOTIDIANITÀ
CHE CURA
BILANCIO SOCIALE FONDAZIONEOZ 2024
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Persone
Cosa abbiamo fatto
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FondazioneOz
2024! Un anno pieno di progetti e importante come gli altri, ma forse ancora di più. A maggio, infatti, è nata FondazioneOz. Che rappresenta non un semplice cambiamento formale, ma una trasformazione profonda, un pensiero di solidità per il futuro e per lo sviluppo di tutti i nostri progetti.
FondazioneOz è un grande contenitore di Oz: del suo primo progetto sociale, cioè CasaOz, e del suo progetto commerciale di formazione e inserimento lavorativo, MagazziniOz.
Ma, oltre a questo, è uno spazio di riflessione, innovazione sociale, di sviluppo e raccolta fondi che sostiene e unisce i vari progetti. In altre parole, FondazioneOz custodisce e fa crescere il concetto che caratterizza tutte le azioni del mondo di Oz. La Quotidianità che Cura.
I MagazziniOz nascono come un progetto dell’associazione CasaOz, un ente e un luogo che accoglie i bambini e le famiglie che incontrano la malattia, che vuole essere per loro casa e famiglia finché necessario e offrire un sostegno concreto. Chi assiste il proprio bambino in ospedale può riposarsi, fare una doccia, mangiare e prendere un caffè in compagnia. Chi viene da lontano trova ospitalità nelle ResidenzeOz.
A CasaOz ogni bambino malato può giocare, imparare, fare i compiti seguito da educatori professionali e volontari e ritrovare una Quotidianità che Cura.
CasaOz inizia il suo percorso nel 2005, come associazione, grazie ad un gruppo di professionisti di Torino che hanno scelto di mettersi a disposizione delle famiglie in cui vi sia un bambino malato. Nel 2007 CasaOz inizia a operare in uno spazio dato in concessione dal Comune di Torino presso il Villaggio Olimpico.
Dopo un lungo percorso di progettazione, di ricerca di fondi e di aziende che collaborassero, anche gratuitamente, nell’ideazione e nella costruzione di una nuova casa ad hoc, nel 2010 CasaOz si trasferisce nella nuova sede di Corso Moncalieri 262. Costruita col contributo di Enel Cuore e con la generosa collaborazione di varie istituzioni, aziende, fondazioni e privati, su un terreno messo a disposizione dal Comune di Torino, che oggi ospita CasaOz ed il giardino Gianni Rodari, CasaOz è ormai un punto di riferimento per il territorio.
Nel 2024, CasaOz ha cambiato statuto divenendo FondazioneOz ETS: questo permette di garantire a CasaOz stabilità, solidità e lungimiranza anche sul futuro in una prospettiva più ampia.
La trasformazione di CasaOz da Associazione a Fondazione sostiene e alimenta storiche e nuove sinergie con i MagazziniOz, a sostegno delle esperienze e dei percorsi di bambini, ragazzi e giovani e adulti e delle loro famiglie, specialmente nei passi verso l’autonomia.
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Sentirsi a Casa propria
Ogni casa ha fondamenta fatte di persone e gesti generosi. Questa immagine racconta di chi ha creduto in CasaOz fin dall’inizio, rendendo possibile un sogno che, dopo 18 anni di vita, continua a crescere.
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FondazioneOz e l’agenda 2030
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs.
FondazioneOz segue e ispira le attività di CasaOz agli SDGs dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e, più precisamente, agli obiettivi:
Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età. Compresi i bambini che vivono CasaOz, i loro fratelli e sorelle e, soprattutto, gli ospiti delle residenze di CasaOz che, per accedere a cure mediche di livello, sono costretti a trasferirsi momentaneamente lontano dalle loro città.
Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, garantendo che anche i bambini malati o disabili possano avere pari opportunità di apprendimento e formazione scolastica. CasaOz è una comunità educante con standard di qualità sempre più elevati e attenti.
Ridurre le disuguaglianze. CasaOz promuove l’inclusione sociale a prescindere da età, sesso, disabilità, popolazione, etnia, origine, religione, status economico o altro. Inoltre, CasaOz cerca di garantire a tutti pari opportunità e di ridurre le disuguaglianze con un approccio in ogni modo inclusivo.
Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili, in particolare attraverso le attività di prossimità che porteranno CasaOz in parchi verdi e pubblici rendendoli maggiormente sicuri e inclusivi. Inoltre, la stessa CasaOz è un luogo di inclusione sociale che nasce in mezzo al verde di un giardino pubblico.
Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo, con particolare attenzione alla riduzione dello spreco alimentare, alla dieta proposta ai ragazzi, all’utilizzo di frutta e verdura di stagione proveniente dall’orto di CasaOz e alla gestione dei rifiuti.
Lotta contro il cambiamento climatico. CasaOz è attenta alle proprie emissioni ed è stata costruita in ottica di efficientamento energetico. Inoltre, intende diffondere e formare tutti i bambini e ragazzi sulle best practices di contrasto ai cambiamenti climatici, siano esse di mitigazione o di adattamento.
Partnership per gli obiettivi, incoraggiare e promuovere efficaci partenariati tra CasaOz, soggetti pubblici, pubblico-privati e nella società civile, basandosi sull’esperienza accumulata e sulle strategie di rete.
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La Comunità oltre il Borgo: il Pilonetto
“Il Pilonetto ha poche strade, ed estremamente disimmetriche,
alcune di esse perdono la loro origine nella notte dei tempi,
altre sono molto recenti, alcune sono lunghe e diritte ad attraversare
tutto il territorio del borgo, altre sono brevi ed anonime,
altre ancora salgono sulla collina
tra una sinfonia di curve e curvette.”
Franco Brusa, Pilonetto. Storia di un borgo e della sua gente.
Borgo Pilonetto, una stretta striscia di terra tra la collina e il fiume Po, una zona di passaggio che collega la collina alla Città e al vicino comune di Moncalieri, è un quartiere della Ex-Circoscrizione 8 della Città di Torino. La ex-Circoscrizione 8 (circa 58.000 abitanti, approssimativamente 16 Kmq) è articolata in un territorio complesso e differenziato tagliato in due dal fiume: su una sponda, la vasta area precollinare (85% del territorio con 35% di abitanti), sull’altra un quartiere densamente antropizzato (65% di abitanti, con elevata presenza di stranieri) dove sorgono i maggiori presidi ospedalieri della Città.
Le scuole locali contano circa 900 alunni, di cui oltre 500 nella scuola media, 250 circa nella primaria e il resto nelle scuole dell’infanzia. Gli studenti provengono sia da Borgo Pilonetto che da zone limitrofe o anche più distanti, incluse famiglie che lavorano nella zona. La composizione socioeconomica è variegata: vi sono famiglie benestanti provenienti dalla zona pre-collina e altre con maggiori difficoltà economiche e sociali.
Da tempo è previsto un progetto di riqualificazione del lungo Po che prevede la realizzazione di un parco inclusivo e l’estensione della pista ciclabile: la ristrutturazione in corso del Molino di Cavoretto si inserisce pienamente in questo progetto complessivo.
Sebbene non appaia ad un primo sguardo come un’area particolarmente problematica, nasconde numerose fragilità.
In primo luogo, non esiste un vero e proprio centro di aggregazione, né entità che svolgano un ruolo di coordinamento. La vita sociale risulta limitata, con scarsa interazione e inclusività. Seppur presenti scuole di buon livello, attività sportive frequentate per lo più da non residenti, una parrocchia, un oratorio, diverse attività commerciali e una residenza per anziani, mancano musei e biblioteche.
Inoltre, le interviste con i referenti delle scuole e con i rappresentanti delle associazioni locali testimoniano un crescente disagio economico e sociale negli ultimi anni, accentuato dalla pandemia e dalla chiusura di alcuni negozi storici.
Anche l’associazione Pilonetto Insieme, attiva da tempo nella promozione di iniziative di aggregazione e sostegno alla comunità, sta riscontrando difficoltà nel realizzare nuove proposte: “Nel Borgo ci si sente come un cerino, quando lanci un’iniziativa, intorno non c’è nulla”.
Da tempo e, più recentemente, anche grazie al progetto “Coltivare la Comunità”, FondazioneOz ha colto la sfida e, insieme ad altri soggetti del territorio, ha iniziato ad operare per potenziare i legami sociali e la rete del quartiere in modo da connetterlo con la Città, nella consapevolezza che la costruzione di una comunità è un processo graduale.
Nell’esperienza di CasaOz, questo prende vita nelle piccole cose, nei gesti quotidiani che diventano conferme, sostegno e forza, mentre il dialogo e i desideri condivisi danno slancio al presente e al futuro. Emerge sempre più come sul territorio vi siano il bisogno e l’interesse a stare, creare e fare insieme, riconoscendosi e tessendo comunità. Perché questo avvenga è importante poter far parte della vita quotidiana degli altri: incontrarsi a un evento, al parco, dialogare, riflettere insieme, ritrovarsi nella scuola frequentata dai bambini… Bisogna poter essere “qualcuno”, un volto conosciuto, chiamato per nome.
In questo senso, il riconoscimento del valore della persona, nelle sue caratteristiche, competenze ed esperienze uniche e insostituibili, è alla base dei processi di inclusione e di costruzione di una comunità. Sentirsi riconosciuti nella propria complessità consente a ciascuno di sentirsi accolto e di partecipare attivamente, aggiungendo un tassello a un puzzle che altrimenti rimarrebbe incompleto.
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Salute, Stili di Vita e Comportamenti a Rischio tra i Giovani in Piemonte
Negli ultimi vent’anni, gli stili di vita dei giovani in Italia hanno mostrato segnali di peggioramento, tra cui un aumento del sovrappeso. L’eccesso di peso in adolescenza accresce il rischio di obesità in età adulta e delle patologie correlate.
L’adolescenza è anche un periodo critico per lo sviluppo di comportamenti a rischio. Sebbene il consumo abituale di alcol e il fumo siano in calo, aumentano l’uso occasionale di alcol e il consumo di sigarette elettroniche, particolarmente attraenti per i minorenni. Non esistono evidenze sulla loro efficacia per smettere di fumare, mentre cresce la preoccupazione per i loro effetti dannosi. L’OMS segnala che i giovani utilizzatori di e-cigarette hanno quasi tre volte più probabilità di passare al tabacco tradizionale.
Il 13° Rapporto sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza evidenzia un incremento dei disturbi alimentari, specialmente tra le ragazze di 15-19 anni, e un raddoppio in dieci anni dei giovani che si rivolgono ai servizi di Neuropsichiatria Infantile. Inoltre, un giovane su 10 in Italia abbandona precocemente gli studi, mentre 1 bambino su 5 tra i 6 e i 10 anni non pratica sport. Il 12% degli adolescenti, soprattutto maschi, è a rischio di dipendenza da videogiochi e il 9,1% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha vissuto un isolamento sociale prolungato.
Si registra anche un aumento del coinvolgimento di minori in reati legati alla pedopornografia e alla “sextortion”. Il bullismo e il cyberbullismo restano diffusi: il 25,3% degli studenti delle scuole superiori ha subito episodi di bullismo (il 4,3% in modo sistematico), mentre il 18,1% ha ammesso di avervi partecipato attivamente. In Piemonte, nel 2022, il 14,7% dei giovani ha subito bullismo e il 13,7% cyberbullismo.
Il gioco d’azzardo tra gli adolescenti è in crescita, soprattutto tra i ragazzi. In Piemonte, nel 2022, il 45,9% degli studenti ha dichiarato di aver scommesso o giocato denaro nell’ultimo anno (49,4% ragazzi, 42,5% ragazze), con il 9,8% a rischio e il 5,2% considerati giocatori problematici. Sebbene il dato regionale sia inferiore alla media nazionale (50,9%), i giovani giocatori d’azzardo sono aumentati dell’8% in un solo anno.
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Le nostre reti
FondazioneOz, coerentemente con l’approccio biopsicosociale proprio del modello della “Quotidianità che Cura”, propone un sostegno che va oltre la presa in carico diretta e che vede nella collaborazione con risorse formali e informali, pubbliche e private del territorio, un punto chiave in un’operatività volta al benessere della persona.
Lo staff educativo, interlocutore di fiducia, ha cura di raccogliere i bisogni, dialogare quotidianamente e offrire riferimento alle famiglie per affrontare insieme possibili questioni e difficoltà. Procede quindi ove necessario nell’orientare, inviare e costruire reti di supporto che integrino diverse risorse a vantaggio di una presa in carico su più fronti, responsiva dei bisogni plurali e in costante evoluzione di bambini e caregiver.
FondazioneOz opera da tempo per lo sviluppo di un modello di rete che supporti l’orientamento delle persone nel sistema dei servizi e delle risorse dei territori (welfare locale), a sostegno dell’autonomia delle famiglie e a garanzia del benessere degli operatori nell’esercizio delle proprie attività.
Perché questo sia possibile, FondazioneOz ha cura di alimentare a più livelli le sinergie con numerosi enti del territorio.
Il Mondo Oz: il primo e più importante legame è quello con i MagazziniOz, la cooperativa sociale mista A e B nata nel 2014 da CasaOz per partecipare alla costruzione di una società più sana, sicura, sostenibile e felice. CasaOz e MagazziniOz progettano esperienze di socializzazione e inclusione per ragazzi che incontrano la malattia e la disabilità e promuovono progetti di formazione professionale rivolti a individui con disabilità e persone migranti, costruendo un importante ponte che sostenga i ragazzi nella crescita e nel passaggio alla vita adulta e al mondo del lavoro.
Cura per la comunità. I progetti “Un ponte tra ospedale e Territorio” e “Coltivare la Comunità”: Il progetto pilota “Un Ponte tra Ospedale e Territorio” è nato a fine 2009 con la SCDU di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Infantile Regina Margherita, la scuola in Ospedale, CasaOz onlus e la Cooperativa Mirafiori.
Negli anni la partnership è cresciuta comprendendo l’A.O.U. Città della Scienza e della Salute di Torino, l’ASL Città di Torino, l’Ufficio Scolastico Regionale Piemonte, la Scuola in Ospedale (S.I.O) e Istruzione Domiciliare (I.D.), l’Università degli Studi di Torino – Scuola di specializzazione NPI, oltre a CasaOz e Cooperativa Mirafiori. Partecipano attivamente al progetto diversi enti quali il Museo Nazionale del Cinema, Magazzini scs, ASARNIA, la Procura della Repubblica e la Procura Minorile. Il progetto si propone di sperimentare una modalità di cura e di accompagnamento integrati, che facilitino il reinserimento sociale degli adolescenti con psicopatologia complessa, per attività di studio e laboratorio a mediazione artistica, attraverso un modello di intervento che si basa sulla multidisciplinarietà e sull’interistituzionalità.
Nel 2023, CasaOz ha avviato il progetto “Coltivare la Comunità”, che è risultato vincitore all’interno del bando “Comunità Educanti 2020” di Con i Bambini Impresa Sociale ed ha radice nell’esperienza positiva del progetto “Un Ponte tra Ospedale e Territorio”. Questo nuovo progetto mira a sostenere e alimentare la crescita della comunità educante nel quartiere Pilonetto, dove si trova CasaOz. L’obiettivo è contrastare la povertà educativa, accentuata dalla crisi sociale e dalla pandemia, creando una comunità consapevole e proattiva. Il progetto intende validare e stabilizzare il modello di intervento di “Ponte”, rendendolo sostenibile e riconosciuto, per estenderlo su un territorio specifico e costruire una comunità educante che si riconosca in valori e ruoli condivisi. Il partenariato coinvolge diversi attori della comunità: A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino, AC PAV, Azienda sanitaria Città di Torino, Città di Torino – Circoscrizione 8, Cooperativa Sociale Mirafiori, IC Matteotti-Pellico, IC Peyron, Istituto Superiore Gobetti Marchesini Casale Arduino, Lancillotto SCS, Longboard Crew Italia ASD, Museo Nazionale del Cinema, Pilonetto Insieme, Associazione Parco Europa odv, Orti Alti APS, Volo 2006 ODV, Il sogno di una cosa ONLUS, Bike to School Borgo Pilonetto, YogaSangha ASD e APS, scuola parentale
Forum Terzo Settore: Rappresenta 92 organizzazioni nazionali di secondo e terzo livello che operano negli ambiti del Volontariato, dell’Associazionismo, della Cooperazione Sociale, della Solidarietà Internazionale, della Finanza Etica, del Commercio Equo e Solidale del nostro Paese. Obiettivo principale è la valorizzazione delle attività e delle esperienze che le cittadine e i cittadini, autonomamente organizzati, attuano sul territorio per migliorare la qualità della vita, delle comunità, attraverso percorsi, anche innovativi, basati su equità, giustizia sociale, sussidiarietà e sviluppo sostenibile. Portavoce del Forum Terzo Settore del Piemonte fino a luglio 2021 è stato il Vicepresidente di CasaOz, Marco Canta.
Federvolontari: dal 2010 CasaOz aderisce a Federvolontari, Federazione tra Associazioni di Volontariato OIRM – S.ANNA ODV, nata nel 1985 presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita per rappresentare le istanze delle associazioni aderenti presso Enti e Organizzazioni pubbliche e private in maniera organica ed efficace e per migliorare, sia all’interno che all’esterno della struttura ospedaliera, la qualità della vita degli ammalati e delle loro famiglie (www.federvolontari.it).
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I nostri stakeholder 2024
Residenti CasaOz e famiglie
Bambini e ragazzi malati, fratelli sani (siblings), famiglie ospiti delle attività di CasaOz e delle ResidenzeOz, persone, famiglie e bambini e ragazzi della comunità e delle scuole del territorio.
Co-protagonisti dell’intervento
Staff, Volontari, Collaboratori, Magazzini scs (MagazziniOz), AOU Città della Salute e della Scienza, ASL Città di Torino, Comune di Torino e relative circoscrizioni (in particolare circoscrizione 8 – Ufficio Sport), Servizi Sociali Torino e comuni della prima cintura, Istituto Comprensivo “Matteotti – Pellico”, Istituto Comprensivo “Peyron – Re Umberto I”, Istituto di Istruzione Superiore “Gobetti Marchesini Casale Arduino”, AcPAV, Museo Nazionale del Cinema, Orto Botanico di Torino – Università degli Studi di Torino, Cooperativa sociale Mirafiori, Cooperativa sociale Orso, Articolo 10 ETS, Associazione Amici del Parco Europa, Associazione Pilonetto Insieme, Associazione Volo2006, Dance Well, Lancillotto s.c.s., Longboard Crew Italia a.s.d., Orsolina28 Art Foundation, Sermig ODV ETS, The Restart Project, UGI ODV.
Partner esecutivi
Agenda della Disabilità, Accessiway srl, Basket Torino SSDaRL, Casa del Quartiere Barrito, Casa del Quartiere San Salvario, CPG – Centro Protagonismo Giovanile, CUS Torino, Falchi di Daffi, Locanda nel Parco, Masterclub, Mati 1909, Motovelodromo “Fausto Coppi”, Museo Egizio, Museo del Risparmio, Scuola Holden, StudioSEITA, Università – Interfacoltà Educatore Professionale, Università – Scienze dell’Educazione, Yoga Shanga,
Committenti
Comune di Torino, Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, Azienda Sanitaria Locale TO3 di Collegno e Pinerolo, Azienda Sanitaria Locale TO5 di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino, C.I.S.A. Consorzio Intercomunale Socio-Assistenziale 31 di Carmagnola, C.I.S.S.A. Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali di Pianezza.
Sostenitori e finanziatori
Donatori individuali, Comune di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Fondo Beneficenza di Intesa Sanpaolo, Herbalife Nutrition Foundation, Reale Mutua Assicurazioni, Reale Foundation, Fondazione Azimut Onlus, Fondazione BuonoLopera, Fondation Puressentiel, Fondazione Creonti, Fondazione EOS – Edison Orizzonte Sociale ETS, Con i Bambini Impresa Sociale, Enel Cuore Onlus, Fondazione E. di Mirafiore, Fondazione Alberitalia ETS. Intesa Sanpaolo S.p.A., Fondazione Carlo e Maria Pia Ballerini, Fundacion Reale, Sella SGR S.p.A., A&A GENERAL CONTRACTOR S.R.L., ADISCO Piemonte O.d.V., Associazione Anghingò Onlus, Associazione ASD Attivamente, Associazione Catanzaro Club Carlo La Forza, Associazione Commercianti Borgo Storico Piossasco, Associazione Goodify ODV, Associazione La Matrioska, Astra Società Cooperativa, Avvale S.p.A., Axel Johnson Inc., Battaglio S.p.A., Beinasco Servizi Srl, Bugianen Pipa Club Torino, Baladin srl, Briccodolce s.r.l., Centrale del Latte d’Italia SpA, Circoscrizione “Maria Ausiliatrice” Piemonte e Valle D’Aosta, Coop. Soc. Progetto Tenda Onlus, CPD Consulta per le Persone in Difficoltà ODV ETS, Digital Pills srl, DOCKS & DOCKER S.A.S., Eataly SpA, ESCP Business School, GDS Energia 2.0 di Campo Erik, Guido Gobino srl, I Ciliegi s.s.d. a r.l, Inner Wheel Italia Club di Torino Nord-Ovest (3 C.A.R.F.), Italdesign Giugiaro S.p.A., L’albero dei Desideri- LAD ETS, L.A.R.C. S.p.A., Libreria 55, Lab Travel Srl, LOV Vanchiglia Open Lab, Magic Lights srl, Mylia – brand di Adecco Formazione S.r.l. Mondoffice srl, Nomix srl, Nuovo Caffè Giardino, OBO Bettermann srl, Panealba srl, Piccinini Sisto di Piccinini Andrea, Rotaract Club Crocetta, Rotary Club Torino Nord Est Crocetta, Royal Park I Roveri, Servier Italia SpA., SETTANTA7 S.R.L., SKF Industrie SpA, Società Cooperativa Sociale per Emergenza Ucraina, Studio Paonessa-Ceravolo Commercialisti, Studio Pavesio e Associati with Negri-Clementi, Studio Schiesari e Associati, TEDi Commercio s.r.l., Tuttegiuperterra onlus, U.G.I. Unione Genitori Italiani, UK Online Giving Foundation, Unione Industriale Biellese. Zyxel Networks, 76 Negozi Amici di CasaOz.
Identità
Il progetto di trasformazione del Molino di Cavoretto: i Sostenitori
Il Molino di Cavoretto sta rinascendo grazie al sostegno concreto di chi crede nel valore della Quotidianità che Cura nella bellezza. Questi loghi raccontano il contributo prezioso dei partner economici e tecnici che stanno accompagnando FondazioneOz in questa nuova avventura: insieme stiamo costruendo un luogo che sarà casa, rifugio e opportunità.
Persone
I numeri dei volontari
VOLONTARI (Dati al 31/12/2024)
Volontari disponibili: 133 di cui 91 donne e 42 uomini
Età media: 55 anni
Comune di residenza: I volontari arrivano da 27 comuni, in maggioranza da Torino (64%) e da Moncalieri (12%)
Classi di età (con variazioni assolute rispetto al 2023):
- Fino a 29 anni: 24 (+9)
- Da 30 a 49 anni: 16 (+4)
- Da 50 a 64 anni: 40 (+13)
- 65 anni e oltre: 53 (+9)
Volontari attivi: 100
Tempo medio giornaliero: 3 ORE
14 volontari hanno dedicato almeno 100 ore nel periodo, altri 24 tra le 50 e le 100 ore. Questi 38 volontari hanno totalizzato il 75% delle ore totali di volontariato.
Prime 4 attività svolte per numero di ore (rappresentano il 73% del totale):
- Cucina – 1.483 ore
- Aiuto compiti, sostegno scolastico – 1.292 ore
- Casa e commissioni – 936 ore
- Laboratori – 464 ore
Totale ore svolte nel 2024: 5.700 pari a poco più di 3 persone full time
Persone
Il Team building: dalle prime esperienze al dibattito contemporaneo
Il concetto di Team Building ha radici lontane e si è evoluto nel corso dei decenni, accompagnando il cambiamento delle dinamiche lavorative e delle esigenze organizzative. Si tratta di un processo volto a creare e rafforzare i legami tra i membri di un gruppo, con l’obiettivo di migliorare la collaborazione e la produttività collettiva.
Le origini del Team Building
Il termine “Team Building” cominciò a diffondersi tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, soprattutto negli Stati Uniti, in concomitanza con l’avvento di studi sulla produttività e sulla collaborazione all’interno delle aziende. Fu Elton Mayo, psicologo australiano e pioniere delle relazioni umane, a dare il via a questa riflessione con i celebri esperimenti di Hawthorne (1924-1932), condotti presso la Western Electric Company di Chicago. Questi studi dimostrarono come il benessere dei lavoratori influisse direttamente sulla loro produttività, evidenziando il ruolo centrale delle dinamiche sociali e delle interazioni tra colleghi.
Negli anni ’50 e ’60, il concetto di team building si ampliò grazie all’emergere di teorie organizzative moderne e alla nascita della psicologia del lavoro. Tra gli approcci più influenti di questo periodo vi furono le teorie sulla motivazione di Abraham Maslow (1954) e di Douglas McGregor (1960), con la famosa distinzione tra Teoria X e Teoria Y, che evidenziavano l’importanza di un approccio partecipativo e collaborativo per ottenere risultati aziendali significativi.
L’evoluzione negli ultimi decenni
A partire dagli anni ’80, il team building divenne una pratica consolidata nelle grandi aziende, soprattutto grazie alla diffusione della cultura manageriale orientata alla collaborazione. L’approccio del management giapponese, come illustrato da William Ouchi con la Teoria Z (1981), influenzò profondamente le pratiche aziendali occidentali, enfatizzando la fiducia e la responsabilità condivisa.
Con il passare degli anni, le attività di team building si sono evolute da semplici esercizi motivazionali a programmi strutturati che includono attività ludiche, workshop formativi e percorsi esperienziali. L’adozione di tecniche di problem solving e il ricorso alla facilitazione esterna sono diventati elementi chiave per il successo di queste iniziative.
Negli ultimi anni, con l’avvento della digitalizzazione e la diffusione del lavoro da remoto, il team building ha subito un’ulteriore trasformazione, adattandosi alle nuove modalità lavorative. Attività virtuali come escape room digitali, giochi di ruolo online e workshop collaborativi su piattaforme interattive rappresentano oggi modalità innovative per mantenere vivo il senso di appartenenza anche a distanza.
Le prospettive future
Oggi, il dibattito sul team building si concentra sempre più sull’integrazione tra benessere individuale e dinamiche collettive. La sfida principale consiste nel bilanciare attività motivazionali con pratiche concrete che favoriscano il benessere psicofisico dei dipendenti. Gli studi più recenti in ambito HR management indicano che programmi continuativi e integrati, anziché eventi isolati, favoriscono un maggiore impatto sulla coesione del team.
Le prospettive future indicano un crescente interesse verso approcci olistici, in cui il team building non si limita a momenti isolati ma diventa parte integrante della cultura aziendale. Gli esperti suggeriscono l’adozione di pratiche che stimolino non solo la collaborazione, ma anche la crescita personale, attraverso percorsi formativi e attività esperienziali mirate.
In un mondo del lavoro sempre più fluido e interconnesso, il team building resta uno strumento fondamentale per mantenere alta la motivazione e creare un clima di lavoro positivo e inclusivo. Secondo la Society for Human Resource Management (SHRM), investire nel benessere e nella coesione dei gruppi di lavoro sarà sempre più cruciale per affrontare le sfide del futuro lavorativo.
Cosa abbiamo fatto
Accoglienza e presa in carico a CasaOz
Il percorso di arrivo e di inserimento degli ospiti di CasaOz è strutturato e regolato in modo tale da limitare le conseguenze negative che possono nascere dall’estrema varietà dei casi che si presentano.
Le segnalazioni e le richieste di nuovi ingressi giungono a CasaOz attraverso molti canali diversi: dalle singole famiglie, dai servizi territoriali socio-sanitari, dagli affidatari, dagli ospedali, da associazioni e dalle scuole.
Le richieste da approfondire, telefoniche e non, vengono accolte con un colloquio di prima conoscenza ad opera di due operatori che ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni necessarie, fare una prima analisi del bisogno portato dalla famiglia o dai servizi e presentare le proposte di CasaOz inerenti la richiesta.
In caso di compatibilità, le informazioni e i bisogni raccolti per ciascuna richiesta vengono sottoposti all’equipe educativa che settimanalmente si incontra per analizzarle. A seguito della decisione presa in tale sede la famiglia viene contattata per comunicare la proposta, che solitamente comprende una o più di queste possibilità: una giornata di osservazione del bambino, l’inserimento in laboratori definiti, l’inserimento per aiuto compiti, l’inserimento in attività di quotidianità, l’inserimento in lista di attesa per attività specifiche.
La possibilità di accedere ai servizi offerti da CasaOz segue delle priorità, in cima alle quali si trovano la condizione di malattia e/o disabilità personale e familiare, e la situazione economica e il livello di disagio familiare che compromette l’equilibrio bio-psico-sociale del minore. Sono anche valutate la mancanza di alternative in altre strutture e realtà e l’assenza di occasioni di socializzazione con coetanei.
Una volta effettuato l’inserimento, per ciascun nuovo ospite viene individuato un operatore di riferimento che deve avere cura di verificare il percorso del bambino o del ragazzo, monitorare le attività e la relativa documentazione di progettazione educativa, confrontandosi periodicamente con la famiglia e, nel caso, con i servizi territoriali.
Per quelle richieste che, per motivi diversi, non sono compatibili con l’offerta di CasaOz, così come per quelle situazioni che necessitano di un intervento medico o specialistico, si ha cura di effettuare un invio diretto ad altre proposte esterne o di favorire e supportare l’aggancio con altri enti e risorse. Questo si inserisce in un processo di consolidamento ed evoluzione della relazione di CasaOz con il territorio che potenzia sempre più il lavoro di rete e che vede gli educatori quale nodi di raccordo tra gli ospiti e le opportunità disponibili sul territorio.
Cosa abbiamo fatto
La scuola in ospedale
La Scuola in Ospedale è un progetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito che mira ad accompagnare gli alunni ospedalizzati in un percorso di continuità formativa e didattica che consenta loro di proseguire gli studi anche nei periodi in cui sono ospedalizzati o, comunque, sono sottoposti a terapia medica (https://scuolainospedale.miur.gov.it/sio/).
I docenti operano normalmente in ospedale, negli spazi in cui è possibile operare, spesso tra molte difficoltà logistiche e nell’impossibilità di svolgere attività quali l’educazione musicale o quella motoria.
Dall’inizio del 2023, si è portata una parte de La Scuola in Ospedale a CasaOz, per dare una risposta educativa e terapeutica che superi i confini tradizionali dell’insegnamento, adattandosi alle esigenze uniche di ragazzi che affrontano seri problemi di salute.
Inizialmente il martedì mattina, poi anche il giovedì mattina, alcuni studenti e genitori vengono a CasaOz invece che andare a fare lezione in ospedale.
Uno degli aspetti più significativi di questo progetto è l’ambiente di CasaOz, che, come riferisce un’insegnante, “offre serenità, un ambiente inclusivo e attenzioni particolari”, trasformandosi in uno spazio dove l’apprendimento può prosperare al di fuori dell’algido contesto ospedaliero. Qui, i ragazzi non solo riprendono il loro percorso formativo, ma partecipano attivamente lavorando anche in piccoli gruppi, una pratica difficile da realizzare in un contesto ospedaliero, dove “le visite individuali scandiscono modi e tempi della formazione one to one”.
L’esperienza di CasaOz, inoltre, non si limita al recupero delle nozioni e del ritmo di studio. Si tratta di una riconquista della normalità e dell’interazione sociale. Un’altra insegnante sottolinea come il progetto faciliti il “ritorno alla realtà” per i ragazzi, preparandoli gradualmente a reintegrarsi nella loro scuola di origine. La presenza di aule e di uno spazio accogliente e ben organizzato a CasaOz aiuta i ragazzi a compiere questi importanti passi avanti, non solo a livello educativo ma anche personale.
Un caso particolarmente toccante è quello di R., la cui mamma ha notato miglioramenti significativi. Prima restio e impaurito dalla socializzazione, R. ha trovato in CasaOz un luogo dove essere “capito e compreso”, una rara occasione per un adolescente in lotta con la propria identità e le proprie sfide. La frequenza a CasaOz ha permesso a R. di abbattere le barriere, favorire l’accettazione di sé e, infine, di “raccontare ai nonni ed ai compagni della sua problematica”.
Le interviste rivelano anche l’importanza di questo ambiente per gli insegnanti stessi. L’insegnante di musica racconta con entusiasmo come il cambiamento di ambiente dall’ospedale a CasaOz permetta un approccio più completo e coinvolgente all’insegnamento della sua materia, evidenziando il contrasto tra i limiti dati dal contesto ospedaliero e la libertà espressiva permessa a CasaOz. L’insegnante di arte ha sottolineato come la bellezza dell’ambiente che accoglie i ragazzi li aiuti e sia essa stessa un elemento dell’educazione: “si coglie questa bellezza, un ordine che aiuta e facilita i ragazzi in questo momento di difficoltà e di fragilità”.
Infine, la partecipazione dei genitori e di altri familiari è un altro pilastro fondamentale del successo di questa iniziativa. A CasaOz, i genitori sono più che benvenuti; sono partner attivi nel percorso educativo e terapeutico dei loro figli, una prassi meno fattibile in ambiente ospedaliero a causa delle restrizioni necessarie in tali contesti.
Il progetto “Scuola in Ospedale” a CasaOz non è solo un’esperienza educativa; è un viaggio di crescita, accettazione e guarigione che riscrive le regole dell’apprendimento per i giovani in difficoltà, dimostrando che l’educazione, come la cura, è più efficace quando è personalizzata, empatica e inclusiva.
Cosa abbiamo fatto
L’ortoterapia
Non serve un linguaggio tecnico per intuire che la terra ha potere terapeutico. Lo si comprende guardando il silenzio concentrato di un ragazzo che affonda le mani nel terriccio, o nel gesto delicato con cui un’adolescente disabile sistema un piccolo germoglio in un vaso. Da sempre, l’essere umano ha cercato conforto nella natura. E nell’ortoterapia, questa relazione istintiva viene trasformata in metodo di cura, strutturato e intenzionale.
L’ortoterapia è una pratica riabilitativa e educativa che utilizza l’attività di coltivazione – seminare, curare, raccogliere – per promuovere benessere fisico, cognitivo, emotivo e relazionale. Si applica in contesti molto diversi: dalla scuola alla comunità terapeutica, dal centro per disabili al reparto ospedaliero. Il suo valore emerge con particolare forza quando viene proposta a bambini e ragazzi con fragilità fisiche o intellettive, che attraverso la cura delle piante trovano un linguaggio alternativo, un modo nuovo di esprimersi, di essere visti, di riconoscersi.
Una tradizione antica, una risorsa attuale
Le radici dell’ortoterapia affondano nel tempo. Già nei giardini dei monasteri medievali si intravedeva un’intuizione: il verde cura. E nell’Ottocento, nei primi ospedali psichiatrici, si cominciava a coinvolgere i pazienti in attività agricole. Ma è nel secondo dopoguerra, negli Stati Uniti, che questa pratica comincia a essere sistematizzata: nei centri di riabilitazione per i reduci di guerra, il lavoro nei campi veniva impiegato come strumento per recuperare abilità fisiche, stimolare la motivazione, favorire il reinserimento sociale.
Negli anni Settanta nasce l’American Horticultural Therapy Association, a cui seguiranno ricerche, protocolli, corsi di formazione. Oggi, l’ortoterapia è riconosciuta a livello internazionale come metodo valido di supporto e integrazione ai percorsi terapeutici e pedagogici, sebbene in Italia manchi ancora un inquadramento normativo chiaro e condiviso.
I benefici: cosa accade nella relazione con la pianta
L’ortoterapia non propone scorciatoie né effetti miracolosi. Al contrario, lavora con la lentezza, con i ritmi naturali delle piante. E proprio questa lentezza genera trasformazione. I benefici si osservano su più piani, in modo trasversale:
- Sul piano emotivo. La relazione con la pianta produce calma e regolazione emotiva. Il semplice gesto del travaso o dell’annaffiatura può ridurre l’ansia, fornendo un’esperienza di sicurezza e di continuità. Nei ragazzi con vissuti di frammentazione o con difficoltà nella gestione delle emozioni, la cura della pianta diventa una piccola ma potente esperienza di affidabilità.
- Sul piano cognitivo. Pianificare, ricordare i passaggi, rispettare una sequenza: sono tutte competenze sollecitate da un’attività orticola. Anche chi ha disabilità cognitive può sviluppare attenzione, memoria procedurale, categorizzazione. La presenza di un obiettivo concreto – “far crescere qualcosa” – dà significato e direzione all’impegno.
- Sul piano motorio. Le attività sono altamente adattabili. Si possono calibrare in base alla disabilità: trapianti a tavolo rialzato, strumenti ergonomici, contenitori accessibili. Il movimento – a volte ridotto altrove – qui si riattiva in modo funzionale e motivato.
- Sul piano relazionale. L’orto è uno spazio sociale informale. Permette interazioni spontanee, basate sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione. Nei gruppi misti – con e senza disabilità – favorisce l’inclusione reale, attraverso la condivisione di compiti concreti e l’abbattimento delle barriere simboliche.
Un laboratorio di relazioni: esperienze sul campo
Le esperienze di ortoterapia condotte negli ultimi anni in scuole e centri educativi restituiscono narrazioni forti, spesso inaspettate. In un progetto scolastico piemontese, ad esempio, è stato introdotto un orto didattico in una scuola media con un’alta percentuale di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali. Nel corso di due anni, gli insegnanti hanno osservato un aumento delle interazioni tra pari del 40%, una diminuzione dei comportamenti oppositivi, e un maggior coinvolgimento degli studenti con disturbo dello spettro autistico. Un dato particolarmente significativo è che alcuni ragazzi, solitamente chiusi e isolati, hanno trovato proprio nella cura delle piante un modo per comunicare, senza bisogno di parole.
Dati e conferme dalla ricerca
Anche la letteratura scientifica sostiene l’efficacia dell’ortoterapia. Un’analisi pubblicata nel 2020 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha rilevato che i percorsi di ortoterapia:
- riducono i livelli di ansia e depressione del 20–25%;
- migliorano le competenze relazionali;
- aumentano la percezione di autoefficacia e autostima.
In particolare, nei contesti educativi e riabilitativi per minori, l’ortoterapia contribuisce a migliorare la qualità della vita non solo dei partecipanti diretti, ma anche degli educatori, degli insegnanti e delle famiglie coinvolte, che spesso ritrovano nel progetto uno spazio comune, concreto e condivisibile.
Coltivare è credere nel domani
Ciò che rende l’ortoterapia uno strumento così potente è forse la sua carica simbolica universale. Coltivare significa credere che qualcosa, anche se fragile, può crescere. Significa aspettare, tollerare il vuoto, nutrire ciò che non è ancora visibile. Per questo, l’orto diventa un terreno fertile anche per chi è stato ferito, escluso, etichettato. In un mondo dominato dalla velocità e dalla produttività, l’orto educa alla cura, al tempo lungo, alla presenza. Ed è proprio lì, tra una zolla di terra e una piantina che spunta timida, che molti ragazzi riescono per la prima volta a sentirsi parte di qualcosa di vivo.
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